La cosa che confonde di più: prezzo e rendimento

Un titolo di Stato rimborsa sempre 100 a scadenza, qualunque prezzo tu abbia pagato. Ma sul mercato il prezzo si muove ogni giorno, e va nella direzione opposta ai tassi:

  • se i tassi salgono, i titoli già emessi pagano cedole meno appetibili e il loro prezzo scende;
  • se i tassi scendono, quelle vecchie cedole diventano più interessanti e il prezzo sale.
Il punto che salva dai guai. Questa oscillazione ti riguarda solo se vendi prima della scadenza. Se tieni il titolo fino in fondo, incassi le cedole pattuite e 100 di rimborso: il prezzo intermedio non ti tocca. Per questo la domanda giusta prima di comprare non è "quanto rende", ma "sono sicuro di non aver bisogno di questi soldi prima della scadenza?"

Perché il fisco cambia tutto

StrumentoAliquotaSu 3,5% lordo resta
Titoli di Stato italiani e white list12,5%3,06%
Conti deposito26%2,59%
Obbligazioni societarie26%2,59%
Azioni e fondi26%2,59%

A parità di rendimento lordo, un titolo di Stato lascia in tasca quasi mezzo punto in più ogni anno. Su orizzonti lunghi la differenza si accumula in modo rilevante. A questo si aggiunge l'imposta di bollo dello 0,2% annuo sul controvalore del deposito titoli, che invece si paga su tutto.

I titoli di Stato sono inoltre esenti da imposta di successione.

I rischi, detti chiaramente

  • Rischio di prezzo: se vendi prima della scadenza puoi incassare meno di quanto hai speso. Più la scadenza è lontana, più il prezzo oscilla — un titolo a 30 anni si muove molto più di uno a 2 anni.
  • Rischio emittente: compri debito dello Stato italiano. È considerato basso, ma non è zero, e il rendimento più alto rispetto alla Germania (lo spread) è esattamente il prezzo di questa differenza.
  • Rischio inflazione: una cedola fissa perde potere d'acquisto se i prezzi corrono. Se è la tua preoccupazione principale, guarda i titoli indicizzati.
  • Rischio di concentrazione: mettere tutti i risparmi su un unico emittente, per quanto solido, resta una scommessa su di lui.

Dove si comprano

Con qualunque banca o broker abilitato, in due modi: in asta (in emissione, prenotando qualche giorno prima, di solito senza commissioni) oppure sul mercato MOT, dove si comprano i titoli già in circolazione al prezzo del momento.

Il calendario ufficiale delle aste e tutte le caratteristiche dei titoli sono pubblicati dal Dipartimento del Tesoro. Prima di comprare, chiedi al tuo intermediario le commissioni: variano molto e su importi piccoli possono mangiarsi una fetta consistente del rendimento.

Questo non è un consiglio d'investimento. Trasparmia non è un consulente finanziario e non riceve nulla da nessuno: mette a disposizione dati pubblici e calcoli verificabili. La scelta se, quanto e cosa comprare dipende dalla tua situazione (orizzonte temporale, altre entrate, tolleranza al rischio) e su questo vale la pena parlare con un consulente indipendente, pagato da te e non da chi vende.

Domande frequenti su BOT e BTP

Quanto rende oggi un BOT al netto delle imposte?
Sul rendimento lordo di un BOT si paga il 12,5%, l'aliquota agevolata dei titoli di Stato, contro il 26% di conti deposito e obbligazioni societarie. Da un rendimento lordo del 2,5% restano quindi circa il 2,19% netto, ma vanno tolti anche l'imposta di bollo dello 0,2% annuo sul deposito titoli e le commissioni della banca: su una scadenza a dodici mesi sono voci che pesano molto, perché non si diluiscono su più anni. Il rendimento del giorno dipende dall'ultima asta e si trova aggiornato nel simulatore di questa pagina.
Meglio BOT o BTP?
Dipende da quando ti servono quei soldi, non da quale dei due rende di più. Se ti servono entro un anno, il BOT: la scadenza è vicina, il prezzo non oscilla in modo rilevante e non rischi di dover vendere in perdita. Se puoi lasciarli fermi per anni e vuoi bloccare oggi un rendimento noto, il BTP, che paga una cedola fissa ogni sei mesi. L'errore da evitare è comprare un BTP lungo con denaro che potrebbe servire prima: a quel punto sei costretto a venderlo al prezzo del giorno, e un titolo sicuro diventa una perdita reale.
Quanto vale un BOT e perché non ha cedole?
Il BOT è uno zero coupon: non paga cedole. Si compra sotto la pari e rimborsa sempre 100 alla scadenza, e tutto il guadagno sta in quella differenza, chiamata scarto di emissione. Comprare a 97,50 un BOT a dodici mesi significa incassare 100 dopo un anno: 2,50 lordi ogni 97,50 investiti. Il "valore" di un BOT è quindi il prezzo dell'asta o del mercato in quel momento, e il rendimento è ciò che quel prezzo implica da lì alla scadenza.
Quali durate hanno BOT e BTP?
I BOT durano 3, 6 o 12 mesi. I BTP vanno da 3 a 50 anni, con le scadenze più negoziate a 5, 10 e 30 anni. Più la scadenza è lontana, più il prezzo del titolo oscilla al variare dei tassi: un BTP a trent'anni si muove molto più di uno a due anni. Questa oscillazione conta solo se vendi prima della scadenza; se arrivi in fondo incassi le cedole pattuite e 100 di rimborso.
Conviene un BTP o un conto deposito?
A parità di rendimento lordo il titolo di Stato vince, perché è tassato al 12,5% invece che al 26%: su un lordo del 3,5% restano 3,06% contro 2,59%, quasi mezzo punto l'anno. Il conto deposito però non ha rischio di prezzo e spesso non ha bollo a carico del cliente, mentre sul deposito titoli lo 0,2% annuo si paga sempre. Il confronto va fatto sul netto e a parità di vincolo: un conto deposito svincolabile e un BTP decennale non sono lo stesso prodotto.
Dove si comprano BOT e BTP, e quanto costa?
Con qualunque banca o broker abilitato, in asta prenotando qualche giorno prima dell'emissione, oppure sul mercato MOT comprando titoli già in circolazione. In asta le commissioni sono spesso nulle o molto basse; sul mercato secondario le applica l'intermediario e variano molto. Su importi piccoli e scadenze brevi possono mangiare una fetta consistente del rendimento: chiedetele prima, perché è la variabile che cambia di più il risultato finale e non compare in nessuna quotazione.