Dal lordo al netto, con i conti in chiaro

Fra quello che l'azienda scrive nel contratto e quello che arriva sul conto corrente c'è di mezzo mezzo sistema fiscale. Qui vedi ogni passaggio: quanto va all'INPS, quanto all'IRPEF, quanto torna indietro sotto forma di detrazioni. Regole in vigore nel 2026, formule dichiarate una per una.

Lavoro dipendente

Quanto ti resta davvero dello stipendio lordo

Inserisci il lordo che trovi sul contratto: la RAL se ragioni per anno, la cifra della busta se ragioni per mese. Il resto lo mettiamo noi, passaggio per passaggio.

Periodo di riferimento
L'importo che hai scritto è
Mensilità

L'addizionale regionale va dall'1,23% al 3,33% a seconda della regione, quella comunale da zero allo 0,9%: il 2,2% è una via di mezzo. Se vuoi il conto esatto, le tue aliquote sono scritte nella busta paga o nel 730, alle voci "addizionale regionale" e "addizionale comunale".

Il conto al contrario

Quale lordo devi chiedere per portare a casa quella cifra

È la domanda vera di un colloquio o di una richiesta di aumento: si ragiona in netto al mese, ma si firma in lordo all'anno. E finché non si dice quante mensilità sono, la cifra non vuol dire ancora niente: le stesse 1.800 € nette al mese costano all'azienda migliaia di euro di RAL in più con 12 mensilità che con 14.

Periodo e mensilità
L'importo che hai scritto è
Mensilità del contratto
Come funziona l'imposta

L'aliquota alta non si paga su tutto

È l'equivoco più diffuso sull'IRPEF: superare uno scaglione non fa scattare l'aliquota maggiore su tutto il reddito, ma solo sulla parte che eccede. Guadagnare un euro in più non può mai farti restare con meno in tasca.

Il tuo reddito diviso per scaglione
La forma del prelievo

Come cresce il netto quando cresce il lordo

La curva non è una retta: sale più piano man mano che si sale di reddito, e ha qualche gradino dove finiscono i bonus. Serve a rispondere a una domanda concreta: quanto resta davvero di un aumento.

Netto annuo al variare del lordo a parità di mensilità, contratto e addizionali che hai scelto sopra
Il quadro completo

Quanto spende l'azienda e quanto arrivi a vedere

La busta paga racconta solo metà della storia: accanto ai contributi trattenuti a te ce ne sono altri, più pesanti, versati dall'azienda su cifre che non compaiono da nessuna parte nel tuo cedolino. È il cuneo fiscale di cui si parla sempre.

Regime forfettario

Quanto resta di quello che fatturi

Nel forfettario il reddito non si calcola sulle spese vere ma su una percentuale fissa del fatturato, decisa dal codice ATECO. Da lì si tolgono i contributi, poi l'imposta sostitutiva. Il risultato spesso sorprende, in entrambe le direzioni.

Agevolazioni
Agevolazioni

L'imposta al 5% vale per i primi cinque anni di attività, se non hai avuto la stessa partita IVA nei tre anni precedenti. La riduzione del 35% sui contributi riguarda solo artigiani e commercianti, va chiesta all'INPS entro il 28 febbraio e abbassa anche la pensione futura.

Niente scatole nere

Ogni numero usato per il calcolo

Un calcolatore che non dice quali parametri usa chiede di essere creduto sulla parola. Questi sono tutti i valori applicati qui sopra, con la formula esatta accanto: se un conto non ti torna, qui trovi dove guardare.

Fonti: aliquote IRPEF e riduzione della seconda aliquota al 33% dalla legge di bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 co. 3); detrazioni da lavoro dipendente dall'art. 13 del TUIR; taglio del cuneo e trattamento integrativo dalla L. 207/2024 e dalla L. 21/2021; aliquote e minimali contributivi dalle circolari INPS per il 2026; regime forfettario dalla L. 190/2014 e successive modifiche. I calcoli avvengono nel tuo browser: nessun importo che scrivi qui viene inviato o salvato.

Da sapere

Cosa questo conto non può sapere

Le tue detrazioni personali

Familiari a carico, interessi del mutuo, spese sanitarie, ristrutturazioni: tutte alzano il netto e nessuna è compresa qui. Il risultato è quindi prudente: il tuo netto reale può essere più alto, difficilmente più basso.

Il tuo contratto

Ogni CCNL ha le sue voci: scatti di anzianità, superminimi, indennità, premi di risultato tassati al 5%, welfare aziendale esente. Il calcolo parte dal lordo complessivo e non entra in queste voci.

Le addizionali esatte

Regione e comune applicano aliquote proprie, spesso a scaglioni. Qui si usa la percentuale unica che indichi tu: cambiarla di mezzo punto sposta il netto di qualche decina di euro l'anno.

Il conguaglio di fine anno

In busta paga le imposte si versano mese per mese su una stima; a dicembre si fa il conguaglio e i conti tornano sull'anno intero. È il motivo per cui il netto di dicembre non somiglia mai a quello degli altri mesi.

Le domande di sempre

Quello che tutti chiedono su lordo e netto

Quanto è il netto di 30.000 euro lordi?
Con le regole del 2026, una RAL di 30.000 euro su quattordici mensilità lascia circa 23.400 euro netti l'anno, cioè poco più di 1.670 euro per busta paga. Dal lordo se ne vanno circa 2.760 euro di contributi INPS e 3.200 di IRPEF già al netto delle detrazioni, più le addizionali regionali e comunali. La cifra esatta dipende dalle tue addizionali e dalle detrazioni personali, che il calcolatore qui sopra non conosce.
Se supero uno scaglione pago l'aliquota più alta su tutto?
No, ed è l'equivoco più diffuso sull'IRPEF. Le aliquote sono progressive per scaglioni: il 23% si paga sui primi 28.000 euro, il 33% solo sulla parte compresa fra 28.000 e 50.000, il 43% solo su quella oltre i 50.000. Un euro in più di reddito non può quindi mai farti restare con meno in tasca. Quello che può creare piccoli scalini sono i bonus legati a soglie di reddito, non le aliquote.
Che differenza c'è fra RAL e stipendio netto?
La RAL è la retribuzione annua lorda: tutto quello che l'azienda ti riconosce in un anno, tredicesima e quattordicesima comprese, prima di contributi e imposte. È il numero che si scrive nei contratti e negli annunci. Il netto è quello che arriva sul conto. Fra i due c'è di mezzo il 9,19% di contributi previdenziali e l'IRPEF con le sue detrazioni: in genere il netto vale fra il 60% e l'80% della RAL, tanto meno quanto più si guadagna.
Quanto costo alla mia azienda?
Molto più della tua RAL. Oltre ai contributi trattenuti a te, l'azienda versa una quota propria di circa il 23,81% del lordo e accantona un altro 6,91% per il TFR. Una RAL di 30.000 euro costa quindi all'incirca 39.200 euro l'anno, di cui in tasca te ne arrivano poco più di 23.400: è quello che si chiama cuneo fiscale e contributivo, e la parte più grossa non compare nemmeno nel cedolino.
Conviene di più la partita IVA forfettaria o il lavoro dipendente?
A parità di cifra lorda il forfettario lascia quasi sempre più netto, perché l'imposta sostitutiva è del 15% — o del 5% nei primi cinque anni — contro aliquote IRPEF che arrivano al 43%. Il confronto però non è alla pari: nel forfettario non ci sono tredicesima, ferie pagate, malattia retribuita, TFR né NASpI in caso di cessazione, i contributi versati sono più bassi e quindi lo sarà anche la pensione, e le spese vere non si deducono. Prima di confrontare i due numeri conviene togliere dal netto della partita IVA quello che dovrai comprarti da solo.
Perché il netto di dicembre è sempre diverso?
Perché in busta paga le imposte si versano mese per mese su una previsione, e a dicembre si fa il conguaglio: si ricalcola l'IRPEF sull'anno intero e si aggiusta la differenza, in più o in meno. A dicembre si somma anche la tredicesima, che è tassata senza le detrazioni mensili — quelle sono già state tutte usate nei dodici mesi ordinari — e per questo arriva netta più bassa di una busta normale.

E quel netto, quanto vale davvero?

Sapere quanto ti resta è metà del lavoro. L'altra metà è sapere quanto compra: con trent'anni di indici ufficiali puoi vedere se il tuo stipendio ha tenuto il passo dei prezzi o se hai perso terreno senza accorgertene.

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