Avviso meteo e allerta di protezione civile non sono la stessa cosa
È la confusione più diffusa, e capita di leggerla anche sui giornali. L'avviso meteorologico riguarda l'intensità del fenomeno: quanto pioverà, quanto soffierà il vento, quanto salirà la temperatura. In Italia lo emette il Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare, e finisce nel canale europeo comune MeteoAlarm, da cui lo prendiamo.
L'allerta di protezione civile è un'altra valutazione: prende lo stesso fenomeno e ci mette sopra il territorio — quel fiume, quel versante, quel tratto di costa — per stimare le conseguenze. La emette il Dipartimento della Protezione Civile insieme alle Regioni, ed è quella che chiude le scuole. Possono non coincidere: pioggia moderata su un bacino già saturo produce un'allerta alta con un avviso meteo basso. Su questa pagina trovi solo la prima.
Perché la mappa delle nuvole e quella della pioggia non coincidono
Il satellite è in orbita geostazionaria a 36.000 km e fotografa l'emisfero: di giorno a colori naturali, di notte all'infrarosso, perché le nuvole sono più fredde di quello che c'è sotto. Vede tutte le nuvole, anche i cirri sottili a diecimila metri che non bagnano nessuno.
Il radar sta a terra, manda un impulso e ascolta l'eco delle gocce: vede l'acqua che cade, non la nuvola. Ma vede solo entro il proprio raggio, qualche centinaio di chilometri. Dove la mappa della pioggia è vuota, spesso non c'è nessun radar che guardi — sul mare aperto, sulle montagne, in gran parte del mondo. È un limite dello strumento, non una previsione di sereno.
Una media non è una promessa
«A settembre a Barcellona ci sono 25 gradi» è vero e insieme inutile, se non si dice cosa significa. Nella tabella qui sopra la massima media è la media delle temperature massime giornaliere di quel mese negli ultimi dieci anni: metà dei giorni sarà stata più calda, metà più fresca, e qualche giorno sarà stato molto lontano dalla media.
Il numero che decide davvero un viaggio è l'altro: i giorni di pioggia. Contiamo come tale ogni giorno con almeno un millimetro di precipitazione — sotto quella soglia è una spruzzata che non cambia i programmi di nessuno — e li riportiamo come media annua di quel mese. Dodici giorni di pioggia a settembre significano che, storicamente, ha piovuto in un giorno su due e mezzo.
Da dove vengono questi dati
Le previsioni e l'archivio storico vengono da Open-Meteo, che li pubblica con licenza aperta e senza chiave; i valori storici derivano dalla rianalisi ERA5 del programma europeo Copernicus, la stessa base che i servizi meteorologici nazionali usano per gli studi sul clima. Gli avvisi arrivano da MeteoAlarm, il canale comune dei servizi meteorologici europei. Le immagini del satellite sono di EUMETSAT, l'organizzazione intergovernativa che gestisce i Meteosat; il radar è il composito di RainViewer; la mappa di sfondo e i nomi dei luoghi vengono da OpenStreetMap.
Conseguenza pratica da conoscere: il valore previsto si riferisce a un punto di griglia di qualche chilometro di lato, non alla tua via. In pianura la differenza è trascurabile; in montagna o sulla costa, dove il tempo cambia in pochi chilometri, va presa come indicazione.
I limiti, dichiarati
- Sette giorni sono il limite della previsione. Oltre, il modello perde affidabilità: per questo qui non trovi il meteo «fra tre settimane».
- Non emettiamo avvisi. Riportiamo quelli dei servizi nazionali, con l'ente che li ha emessi e il link all'originale. Se l'avviso cambia mentre leggi, il nostro aggiornamento arriva entro venti minuti.
- Le medie non prevedono niente. Dicono com'è andata, non come andrà. Un settembre può essere piovoso anche dove la media dice il contrario.
- La posizione resta sul tuo dispositivo. Se usi il pulsante «usa la mia posizione», le coordinate vengono arrotondate a circa undici chilometri prima di uscire dal browser, e non vengono conservate.
- Nessuna pubblicità, nessuna affiliazione. I prezzi dei voli, dove compaiono, sono tariffe pubbliche di Ryanair: non prendiamo commissioni e non c'è alcun accordo con le compagnie citate.
