Il TFR che stai accumulando, senza approssimazioni

Ogni anno una mensilità abbondante resta in azienda e si rivaluta con una formula scritta nel codice civile. Qui vedi quanto hai messo da parte, quanto ha reso davvero e quanto ne resterebbe dopo le imposte, con i coefficienti ISTAT veri anno per anno.

Trattamento di fine rapporto

Quanto TFR hai accumulato finora

La quota che matura ogni anno è la retribuzione divisa per 13,5, meno un piccolo contributo. Quello che c'è già rivaluta, quello che maturi quest'anno no: è la regola che quasi nessun calcolatore rispetta.

Periodo e mensilità
L'importo che hai scritto è
Mensilità

Tredicesima e quattordicesima entrano nella retribuzione utile al TFR, insieme a quasi tutte le voci non occasionali: per questo la quota annua è più alta di quanto ci si aspetta guardando solo la busta base. Il tuo contratto può escludere singole voci, in quel caso il TFR reale è un po' più basso.

La crescita nel tempo

Come è cresciuto il fondo, anno dopo anno

La rivalutazione si applica solo a quello che c'era già al 31 dicembre precedente: nei primi anni pesa pochissimo, dopo dieci comincia a farsi sentire. L'anno del balzo è il 2022, quando l'inflazione ha portato il coefficiente quasi al 10%.

Il fondo alla fine di ogni anno
Niente scatole nere

I coefficienti usati, uno per uno

Questi non sono numeri inventati per far tornare il conto: sono i coefficienti che l'ISTAT pubblica ogni mese e che il tuo datore di lavoro è obbligato ad applicare. Qui trovi anche l'indice da cui nascono, così il calcolo è rifacibile a mano.

Fonti: art. 2120 del codice civile per la quota annua e la formula di rivalutazione; comunicati mensili ISTAT sull'indice dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati (FOI senza tabacchi) per i coefficienti; art. 19 del TUIR per la tassazione separata; art. 11 comma 3 della L. 297/1982 per l'anticipazione. Il contributo dello 0,50% al Fondo di garanzia INPS è previsto dalla stessa legge. Tutti i calcoli avvengono nel tuo browser.

Le domande di sempre

Quello che tutti chiedono sul TFR

Quanto TFR matura ogni anno?
La quota annua è la retribuzione utile divisa per 13,5, cioè circa il 7,41%, meno un contributo dello 0,50% versato al Fondo di garanzia INPS. Su una retribuzione di 30.000 euro l'anno restano quindi circa 2.072 euro accantonati, poco più di una mensilità. Nella retribuzione utile rientrano tredicesima e quattordicesima e quasi tutte le voci non occasionali, salvo diversa previsione del contratto collettivo.
Come si rivaluta il TFR e chi decide di quanto?
Non lo decide l'azienda: la formula è scritta nell'articolo 2120 del codice civile ed è 1,5% fisso più il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT FOI di dicembre rispetto al dicembre precedente. Nel 2022, con l'inflazione alta, il coefficiente è arrivato al 9,97%; nel 2025 è stato del 2,31%. Quando i prezzi scendono resta solo l'1,5%. La rivalutazione si applica soltanto al fondo già maturato al 31 dicembre dell'anno precedente, mai alla quota che stai accantonando nell'anno in corso.
Quante tasse si pagano sul TFR?
Due volte, ma su cose diverse. Ogni anno si paga un'imposta sostitutiva del 17% sulla sola rivalutazione, trattenuta subito dal fondo. Alla liquidazione si paga la tassazione separata sul resto: l'aliquota non è quella dell'ultimo stipendio, ma l'aliquota media calcolata sul reddito di riferimento, cioè il TFR moltiplicato per dodici e diviso per gli anni di servizio. Per questo chi lavora molti anni paga un'aliquota più bassa, e conviene evitare di farsi liquidare il TFR in un anno di redditi particolarmente alti.
Quando posso chiedere un anticipo del TFR?
Servono almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro. Si può chiedere una volta sola e fino al 70% di quanto maturato, per spese sanitarie straordinarie, acquisto della prima casa per sé o per i figli, congedi parentali o formazione. L'azienda può accogliere al massimo il 10% delle richieste annue e il 4% dei dipendenti, quindi non è un diritto automatico: la contrattazione aziendale può però prevedere condizioni migliori.
Conviene lasciare il TFR in azienda o portarlo al fondo pensione?
Dipende da due cose che cambiano nel tempo: quanto rende il fondo pensione rispetto alla rivalutazione di legge, e la tassazione finale. Il TFR in azienda rivaluta dell'1,5% più il 75% dell'inflazione e alla fine è tassato con l'aliquota media della tassazione separata, che parte dal 23%. Il fondo pensione ha rendimenti variabili, tassa i rendimenti al 20% invece che al 17%, ma alla liquidazione applica un'aliquota che scende dal 15% al 9% dopo trentacinque anni di adesione, e spesso porta con sé il contributo aggiuntivo del datore di lavoro previsto dal contratto. Chi ha molti anni davanti di solito ci guadagna, ma è una scelta difficilmente reversibile: vale la pena farsi fare i conti sul proprio caso.
Se cambio lavoro perdo il TFR?
No. Il TFR maturato viene liquidato alla cessazione del rapporto, qualunque sia il motivo: dimissioni, licenziamento o scadenza del contratto. Non si perde nemmeno se l'azienda fallisce, perché in quel caso interviene il Fondo di garanzia dell'INPS, ed è esattamente per questo che ogni anno si versa quel contributo dello 0,50%.

E lo stipendio da cui nasce, quanto ti resta in tasca?

Il TFR si calcola sul lordo, ma quello che vivi ogni mese è il netto. Con lo stesso metodo — formule dichiarate e parametri in chiaro — puoi vedere quanto ti resta della busta paga e quale lordo serve per il netto che hai in mente.

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